Ventitrè favorevoli alla sfiducia, solo dieci contrari ma nonostante sulla carta abbia vinto chi voleva mandare a casa il sindaco di Messina, i voti non bastano. Per sfiduciare il sindaco servono i due terzi del consiglio ovvero 27 voti.

Renato Accorinti, senza una maggioranza e con un consenso popolare che ha vacillato molte volte ma che ha ritrovato proprio nei giorni della sfiducia, resta sindaco di Messina e lo sarà fino a naturale scadenza nel 2018.

Il Consiglio comunale si è espresso alle 3 e mezza della scorsa notte dopo una seduta fiume a momenti anche molto tesa. Ma la sorpresa è venuta dal salvataggio di una parte consistente dei consiglieri di Francantonio Genovese, il deputato che da poco è stato condannato per lo scandalo corso d’oro.

Proprio i consiglieri di Genovese che avevano spinto perché la mozione andasse in aula, alla fine lo hanno salvato. In quattro (non tutti in realtà) alla fine della battaglia in consiglio si sono astenuti dal voto. E sono proprio quattro i voti che servivano per raggiungere il quorum e mandare il sindaco a casa