I debiti ammonterebbero a 27 milioni di euro

Messina a rischio default Le contromosse di Buzzanca

Buzzanca

1 febbraio 2012 -  Il nodo della questione è costituito da quei 23,144 milioni di euro che il comune di Messina e la giunta guidata dal sindaco Giuseppe Buzzanca hanno prelevato dai conti di palazzo Zanca per destinarli al completamento degli svincoli di Giostra e dell’Annunziata.

Soldi, moneta sonante, che ha fatto sforare il patto di stabilità. Cosa non proprio di poco conto se si considera che la sezione di controllo degli enti locali della Corte dei Conti, lo scorso 30 novembre ha rimarcato la necessità di apporre al bilancio del comune di Messina dei correttivi indispensabili per rientrare o riequilibrare quelle somme, che in tutto, compresi i 23 milioni per gli svincoli, ammonterebbero a circa 27 milioni di euro.

Il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca e i suoi dirigenti responsabili dei servizi finanziari contestano l’ammontare della cifra rilevata dai magistrati contabili sostenendo che i famigerati 23 milioni di euro vanno addebitati al conto dello Stato perché investiti nel settore delle infrastrutture come disposto dall’ordinanza della presidenza del consiglio dei ministri che ha attribuito al primo cittadino l’incarico di commissario straordinario per l’emergenza traffico. Tanto convinti che la cifra non possa essere conteggiata in sforamento del patto di stabilità interno, che Buzzanca e il ragioniere generale del comune di Messina, Ferdinando Coglitore hanno inviato lo scorso 26 gennaio una nota al servizio Affari finanziari del dipartimento di Protezione civile della presidenza del Consiglio dei ministri in cui si ricorda che il sindaco, nella qualità di commissario per l’emergenza traffico, «risultando insufficienti i finanziamenti provenienti dallo Stato, ai fini della realizzazione dell’opera, ha integrato i finanziamenti con somme prelevate dal bilancio dell’ente locale. Poiché ai sensi della legge – prosegue la nota – sono escluse, ai fini della verifica del patto di stabilità interno, le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute da Province e Comuni per l’attuazione delle ordinanze emanate dal presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza, si ritiene di trasmettere l’importo delle spese in conto capitale da escludere dal patto di stabilità interno».


Una osservazione che solo con l’avallo del ministero dell’Economia potrà scongiurare l’intervento della Corte dei Conti che entro il 28 febbraio attende le contromosse, richieste e obbligatorie, del comune di Messina ai rilievi formulati dai magistrati contabili. Se la controrelazione del Comune non convincerà la Corte, sarà dichiarato il dissesto finanziario della città di Messina.

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