Dopo la morte dell'artista di strada a San Raineri

Gao "donna dell'anno" Messina contro l'indifferenza

Gao

6 gennaio 2012 -  Gao si faceva chiamare ma il suo vero nome Maria Das Gracas, brasiliana, 51 anni. La sua morte, in un capodanno freddo come poche volte davanti al mare dello Stretto, è passata sotto silenzio. Una delle tanti morti. Una clochard, una barbona trovata riversa sul ciglio della strada in quel bronx urbano che a Messina prende il nome di S. Raineri. Una di quelle notizie che meritano una “breve”, un dramma dell’ineluttabilità. Una notizia scontata di quelle che possono capitare, che dopo averle lette perde di senso e valore. Invece a Messina per la morte di Gao, che non era una clochard ma un’artista di strada, qualcosa – poco probabilmente – è accaduto. C’è una comunità sensibile che nella città dello Stretto non si è limitata a registrare e cancellare la morte di Gao come un avvenimento fra tanti. Gao aveva una storia infranta in una notte troppo fredda di indifferenza e indigenza. Ma anche nella notte di una città che non è in grado, ogni anno di più, ogni amministrazione comunale più dell’altra, di ideare e gestire politiche sociali che abbiano dignità di progetto.

Gao viveva – occupandolo col marito Paolo – in un capannone di quell’area ex industriale della Falce di Messina. Lì, come hanno documentato il fotografo Enrico Di Giacomo e il cronista della Gazzetta del Sud, Sandro Tumino appena lo scorso ottobre (clicca qui), produceva le sue opere, quadri variopinti, fiori realizzati con ogni possibile componente dalla sabbia a pezzi di cd. Destinata a sgombrare quel luogo che aveva ripulito per poter vivere con dignità, Gao attendeva quello che non sembra dover mai succedere. Lei più di altri messinesi, ha condensato in parole semplici il valore di un’area architettonicamente preziosa abbandonata da un governo che non esiste. Della Cittadella fortificata di San Raineri diceva: “Questo è il tesoro di Messina. Salite sopra queste mura, dove vado a cercare piccoli oggetti, guardate che panorama”.


Amava Messina e da Messina è stata abbandonata. Ai suoi funerali, ieri alla chiesa di San Giacomo mancavano le istituzioni incapaci di un gesto simbolico di “pentimento”. C’era invece chi, nel tam tam dei social network, chiede che Gao sia proclamata “donna dell’anno come simbolo e vittima della povertà e del disagio sociale”. L’associazione Meter&Miles, attraverso il suo portavoce Saro Visicaro, infatti, la considera “vittima delle inesistenti politiche sociali”. Dichiararla “donna dell’anno” costituirebbe “un pensiero estremo per una donna abbandonata al proprio destino di senzatetto”.

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