Tra i tanti problemi di Palazzo Zanca, ci mancava la querelle della monnezza. Tra i commissari liquidatori di AtoMe 3 e Messinambiente, Michele Trimboli e Armando Di Maria, sono in disaccordo sull’uso che bisognerebbe fare dei 2 milioni e 400 mila euro che il Comune ha versato nelle casse dell’Ato: Trimboli ritiene che bisogna pagare gli arretrati Inps, per mettere a posto il Durc, il documento che certifica la regolarità dei versamenti per poter esigere successivi pagamenti delle fatture; Di Maria, invece, vorrebbe con parte della somma pagare i lavoratori, per scongiurare ulteriori scioperi e il blocco della raccolta rifiuti perché non pagata la ditta che si occupa di conferire in discarica, con un altro rischio igienico-sanitario, come accaduto nelle scorse settimane e i cui effetti son rimasti ben visibili in alcune strade cittadine fino a pochi giorni fa.
Sull’argomento interviene oggi il commissario del Comune, Luigi Croce, che, intervistato, sostanzialmente concorda con la tesi di Di Maria, chiedendo persino la testa dell’ingegnere Trimboli, ovvero le sue dimissioni nel caso in cui non trasferisca le somme a Messinambiente, come, per altro, riferisce che si era impegnato di fare.
“Non si fa attendere la risposta di Trimboli, con dure dichiarazione contenute in una nota diffusa nel pomeriggio: Le dichiarazioni rilasciate dal dott. Croce mi costringono, ancora una volta, a ribadire che non ho alcuna intenzione di violare la legge al di là di “pareri” del commissario Straordinario che, com’e noto, non è più il Procuratore della Repubblica di Messina. In questi due mesi, sempre nel rispetto della legge, ho fattivamente contribuito, assumendomi tutte le responsabilita’ derivanti dalla carica che ricopro, alla soluzione dei gravi problemi economici del Comune di Messina che si ripercuotono sul sistema di igiene ambientale cittadino. Sono ancora in attesa di ricevere oltre 12,5 milioni di euro per i servizi già resi nell’anno in corso, mentre per gli anni precedenti il credito dell’Ato ammonta a quasi 21 milioni. Prendo atto che si vuole trovare a tutti i costi un capro espiatorio che pur avendo svolto diligentemente il proprio dovere si vuole rimuovere. Sono costretto, tuttavia, a tutelare la mia onorabilità e la Società che rappresento e per questo ho già comunicato al Commissario Straordinario che dell’intera vicenda trasmetterò una dettagliata relazione al Procuratore della Repubblica di Messina chiedendo di essere sentito con urgenza ed alla Procura Regionale della Corte dei Conti”.

Le Funzioni pubbliche di Cgil e Cisl, con i segretari generali Clara Crocè ed Enzo Testa, occupandosi di quest’altra imbrogliata matassa, scrivono al commissario straordinario, per chiedere un incontro urgente.
“Non è possibile continuare a procedere in questo modo – scrivono i due sindacalisti – non si può affrontare il credito Inps oggi, domani il fornitore del gasolio e gli stipendi delle dipendenti che legittimamente rivendicano il mese di ottobre, dopodomani altri fornitori e così via di giorno in giorno. Appare urgente e improcrastinabile reperire ulteriori disponibilità economiche. Non si può pretendere di fare andare avanti un sistema così complesso con acconti sempre meno consistenti e con costi così abnormi da soddisfare”.