L’Isola dei Famosi, l’anno prossimo tutti a Stromboli

L’ Isola dei Famosi 2010 ha avuto come protagonista assoluto un Aldo Busi in piena eruzione vulcanica. L’edizione 2011 del reality potrebbe svolgersi direttamente a Stromboli: il vulcano darebbe parimenti spettacolo, ma senza profferire parola.

Infatti Busi, quest’anno, di parole ne ha profferite fin troppe.
La sfuriata dello scrittore tiene banco in questi giorni in tv e sui giornali. Busi, autoeliminatosi mercoledì 17 marzo dal reality L’Isola dei Famosi su Raidue, è riuscito a raggiungere un record che, probabilmente, rimarrà insuperato: in una manciata di minuti ha scardinato, con violenza verbale inaudita, i limiti del buon gusto e della decenza.

I produttori del programma sapevano che il fine intellettuale avrebbe fatto scintille, facendo lievitare gli indici di ascolto dello show. Lo stesso Busi, poco prima di partire, aveva candidamente dichiarato che con la sua partecipazione avrebbe “sganciato”.

I coriandoli hanno ben presto lasciato spazio alle granate, massicce e devastanti, come si conviene ad un’arma bellica.
Il Busi-naufrago lo ricorderemo per queste perle.

E a proposito della spiaggia, si sfiora l’incidente diplomatico con il Nicaragua.
Mercoledì scorso, in collegamento con l’Italia, Busi si è scagliato contro la Chiesa, contro il figlio di Renato Zero e, tanto per gradire, contro Mara Venier.
Ma procediamo con ordine.
La Chiesa è stata accusata di omofobia. Roberto Fiacchini (il figlio adottivo di Zero), trattato in malo modo sin dal suo arrivo sull’isola, è stato ulteriormente sbeffeggiato da Busi, il quale ha chiosato con questa frase oltremodo infelice, insomma, un delirio totale.

Mara Venier, ospite in studio come opinionista, tenta in extremis di lanciare una àncora di salvataggio all’incontenibile Busi, ipotizzando una sua stanchezza psicologica. E Busi che fa? Trasforma l’àncora in boomerang. La Venier lo rintuzza a dovere e lo manda prontamente a quel paese.

La Rai, dal canto suo, lancia un anatema contro Busi, congedandolo definitivamente. C’è chi ha polemizzato con questa scelta, agitando la bandiera della libertà di espressione. A queste persone occorre ricordare che la libertà di espressione ha dei paletti doverosi, da fare osservare quando la parola diventa invettiva gratuita, in grado di offendere la dignità e l’onore di una o più persone.

Peccato che l’avventura isolana di Busi sia finita così. Forse, con qualche coriandolo in più e qualche granata in meno, l’Isola avrebbe ancora il suo intellettuale e noi avremmo ancora un motivo in più per guardarla.

 

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