La vita distrutta in un attimo
Arriva un momento nella vita, come tanti ne esistono, in cui capisci che le parole non servono.
Alle volte il silenzio parla ben più di miliardi di parole, di lettere, di frasi: l’alluvione che ha colpito le frazioni di Giampilieri e di Scaletta Zanclea, non è certo una eccezione al silenzio che, sempre più spesso, ti resta dentro guardando quelle immagini che ti scorrono davanti alla TV, come muti bollettini di una guerra combattuta per negligenza, urlando una emergenza che nessuno ha ascoltato.
La cosa che più mi fa rabbia, è vedere che si sapeva, vedere che tutti sapevano cosa sarebbe successo: basti pensare che solo pochi anni fa, due per la precisione, la pioggia aveva già dato le prime avvisaglie di una catastrofe ben più grande. Gli abitanti avevano, invano, tentato di chiedere aiuto. Come sia andata a finire, lo sappiamo bene ormai.
L’amaro che ti resta dentro è quello stesso sapore delle lacrime che ora quella gente versa: non hanno più niente. In un solo istante, uno solo, hanno perso mariti, mogli, figli, fratelli, la casa. Una vita totalmente distrutta in un solo attimo. Tento di immginare come possa sentirsi anche solo un padre, una madre, rimasta sola, sola nella solitudine. Tento di immaginare, ma il solo pensiero mi fa soffrire.
Qualche sera fa, a Matrix, seguivo il reportage sui luoghi dell’accaduto, e cercavo di capire cosa stessero provando, ora, quelle persone: c’è un ragazzo che già nell’alluvione di due anni fa ha perso tutto. Ha ricominciato la sua attività, e adesso non ha, nuovamente, più nulla.
Gli abitanti di quelle zone, riuniti, tengono a far sapere che non è vero che tutte le case sono abusive: molte hanno regolare licenza edilizia, ma serve a poco. Non è certo una consolazione perché, di certo, non è un pezzo di carta che farà tornare in vita quella gente.
I dottori tentano di capire cosa possa essere accaduto negli ultimi, distratti, istanti di vita delle vittime: morti se ne sono andati per l’asfissia del fango, che in un solo frangente inonda tutto e tutti: una donna, miracolosamente rimasta viva, racconta che la furia del fango le ha strappato via i vestiti di dosso. Persino la porta blindata si è scardinata cedendo alla furia di quel mare di terra.
Tento di capire, ma smetto per un’istante quando ascolto la testimonianza di una madre: “mio figlio ha sei anni. Il mare di fango si è portato via la sua amichetta di scuola. Lui la considerava la sua fidanzatina. Adesso continua a chiedermi: “mamma, ma perchè lei è morta? Non muoiono solo le persone anziane? Tu sei ancora viva, e allora perchè lei, che aveva soltanto sei anni, se n’è andata?“
E in un solo istante, capisco che non c’è davvero nulla da capire.
Foto: TgCom.






















Post appassionato e condivisibile dalla prima all’ultima frase (in particolare!). Questo silenzio evocato a volte con rispettosa religiosità, a volte con disperata impotenza racchiude tutto il senso della tragedia non ancora consumata ma appena iniziata. Devono ancora scendere in campo il cinismo delle amministrazioni, l’insopportabile arte dello scarica barile tra assessori costruttori vigilanti e protettori civili, l’indecente gioco delle 3 tavolette tra amministrazioni locali governo regionale e decisori centrali. La retorica, invece, si è presentata da subito. Da subito abbiamo sentito dai telegiornali, letto sulla carta dei giornali e sugli schermi dei computer le penose accezioni quali “tragedia annunciata” e la più squallida “non è il momento delle polemiche”.
Non è il momento delle polemiche quindi zitti tutti che devono pensare a come saltarne fuori, silenzio non per rispetto ma per non dover rispondere a caldo, velo pietoso per riordinare l’armata di banditi civici.
Dal Corriere della Sera del 4 ottobre propongo questo illuminante passaggio:
“… dopo una trentennale latitanza, vede finalmente la luce il P.A.I., acronimo di Piano di Assetto Idrogeologico, varato dalla Regione Sicilia. Ne era stata pubblicata una prima versione nel 2000, poi ritirata nel 2004 a causa dei comuni che cercarono in ogni modo di dichiararsi malati, convinti che sarebbero arrivati soldi per affrontare l’emergenza. Quando scoprirono che l’inserimento nella classifica dei dissesti non portava il denaro sperato ma aumentava i vincoli edilizi, ci fu la corsa a minimizzare ogni problema sul territorio per cancellarsi dalla lista, falsandola in modo definitivo.”
In effetti è giusto: taciamo perchè “non è il momento delle polemiche”.
Ma quando arriverà questo momento in nome anche di questi ultimi morti ammazzati?
E’ il tipico caso in cui le coscienze di molti dovrebbero riflettere sul senso che hanno quei morti , morti d’indifferenza , morti per una tragedia annunciata . Il silenzio che ne esce è un silenzio che dovrebbe servire a riflettere . E forse , anche un pò a vergognarsi !
Sono passati ormai 6 giorni dal disastro e sento parlare di colpe e non di colpevoli..ma è ora di finirla; in questo momento non è importante trovare i colpevoli ma è importtante trovare una soluzione definitiva per tutte quelle persone che hanno perso la casa, il loro ambiente, la loro vita.
Non si può pensare di darci una casa in un altro paese. NOI VOGLIAMO STARE ” TRANQUILLI” NEL NOSTRO PAESE.GIAMPILIERI E’ QUI, ed è qui che bisogna trovare quei provvedimenti idonei a farci continuare la nostra vita con i nostri ricordi, con la nostra gente, con i nostri morti.
Certo non sarà facile, ma sono certo che tutti gli abitanti di Giampilieri e Scaletta Zanclea riusciranno, ancora una volta, a rialzarsi… Magari, questa volta, aiutati dalle istituzioni!